Ecologia e libertà, l'attualità di André Gorz
Gli eventi atmosferici che negli ultimi giorni stanno colpendo il Nord Italia, lasciandoci impauriti e inermi di fronte al potere della natura, ci obbligano inevitabilmente a fare i conti con una realtà che troppo spesso abbiamo deliberatamente scelto di ignorare. Non tanto in quanto singoli, ma in quanto collettività che abita sistemi socioeconomici capaci di accelerare ed aggravare la crisi climatica, imponendoci di ripensare, o quantomeno riflettere su concetti quali “benessere” e “sviluppo”.
In tema propongo questo breve saggio scritto dal filosofo francese André Gorz, pubblicato per la prima volta nel 1977. L’autore ha contribuito alla creazione dell’ecologia politica, una corrente di pensiero che colloca la crisi ecologica all’interno di relazioni tra fattori politici, economici e sociali, anche politicizzando le questioni ambientali.
Nel libro, “politicizzare” significa che il mondo economico ha impatti sociali ed ambientali rispetto ai quali la comunità politica non può sottrarsi, né rispetto alla discussione né rispetto all’agire concreto. Pertanto, il filosofo richiama in primis il tema del capitalismo, soprattutto nel suo aspetto teso all’accumulazione illimitata capace di produrre diseguaglianze sociali e danni ecologici. Da qui il limite, declinato in vari aspetti, come tratto cruciale della riflessione. L’altro elemento molto presente nel testo è la libertà politica, sia come decisione, azione e partecipazione (ciò è meglio comprensibile sapendo che egli intende l’ecologia come scienza che può segnalare i limiti ma non può dire quali limitazioni vanno introdotte, questo è nostro compito), che in riferimento alla non neutralità della tecnica, anch’essa posta in relazione ai contesti e agli usi entro i quali viene utilizzata.
Il testo appare anticipatore anche per quanto riguarda le diseguaglianze che potrebbero portare una parte di popolazione a vivere in modo più salubre e a risentire meno della crisi ecologica, mentre un’altra parte a soffrine maggiormente.
Infine, dato che qualsiasi paradigma opposto al capitalismo e alla crescita è stato definito utopico, il filosofo pone utopia anche il poter continuare ad avanzare nello stesso modo, senza riconoscere la gravità della crisi ecologica e l’insostenibilità di tale modello, vedendo come unico elemento realistico un cambio di rotta. Per questo propone un’uscita dal paradigma quantitativo, che, ad esempio, ci rende incapaci di entrare in una diversa idea di eguaglianza, per identificare il benessere in relazione alla qualità.
Seppur non condividendo del tutto le posizioni dell’autore, il libro costituisce un ottimo punto di partenza per ampliare la riflessione in merito a questi temi.
