Il sistema detentivo dei migranti: quello che c'è da sapere sui CPR

La detenzione amministrativa dei migranti è divenuta, nel corso degli anni, uno dei principali strumenti impiegato dai governi per gestire il fenomeno migratorio. Tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, infatti, prevedono – seppur con le dovute differenze legate, ad esempio, alla capienza o al periodo di permanenza – dispositivi volti a disciplinare la detenzione dei migranti e dispongono di strutture in cui trattenerli. Nel corso del 2023 l’Italia ha deciso di potenziare ulteriormente questo strumento: un maggiore stanziamento di fondi, orientato alla costruzione di nuovi centri, e tempi di permanenza più lunghi. Ma andiamo per ordine.

Che cos’è la detenzione amministrativa?

La detenzione amministrativa consiste nel privare un cittadino straniero della sua libertà personale perché sprovvisto di un documento valido per entrare o permanere sul territorio dell’Unione Europea. In alcuni casi è prevista la possibilità di trattenere i richiedenti asilo. È importante sottolineare che questo tipo di detenzione non è collegata alla commissione di reati, che prevedono il carcere come pena per l’illecito commesso, ma si applica per ragioni amministrative, come impedire gli ingressi non autorizzati e consentire alle autorità di rendere effettivo un provvedimento di espulsione, che impone allo straniero di abbandonare il Paese.

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