Le politiche migratorie in un’America al voto
Il 5 novembre 2024 gli elettori statunitensi saranno chiamati a scegliere chi, fra l’ex presidente Donald Trump e la vicepresidente uscente Kamala Harris, governerà gli Stati Uniti per i prossimi quattro anni. Sono molteplici le questioni sulle quali l’elettorato dovrà pronunciarsi: dalle sfide legate alla politica estera a quelle interne relative all’economia, al welfare, all’assistenza sanitaria e al diritto all’aborto. Poche, però, hanno animato il dibattito politico degli ultimi decenni come ha fatto l’immigrazione. Repubblicani e democratici da tempo si confrontano con la gestione dei flussi di migranti in movimento verso gli Stati Uniti e come continueranno a farlo dopo le elezioni?
Durante la campagna presidenziale il candidato repubblicano Donald Trump ha fatto dell’immigrazione il suo cavallo di battaglia, così come nel 2016 quando le sue proposte furono accolte con successo dagli elettori, tanto da contribuire significativamente a confezionare l’allora vittoria. Oggi il Tycoon è di nuovo in gara e i suoi sforzi si concentrano sul ripromettere di porre fine all’immigrazione irregolare negli USA rilanciando molte delle politiche istituite durante il primo mandato, a cominciare dal completamento del muro lungo il confine che separa gli Stati Uniti dal Messico.
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