Migrazioni: l'importanza delle rimesse
Condizioni economiche sfavorevoli o in declino rappresentano uno dei fattori che spingono le persone a lasciare il proprio paese. Chi emigra in cerca di occupazione e salario migliore non dimentica i bisogni di coloro che rimangono in patria e prova a fronteggiarli inviando parte dei propri risparmi. Questi trasferimenti unilaterali di denaro prendono il nome di rimesse e sono principalmente costituite dalla quota di reddito che il migrante percepisce lavorando e che decide di destinare ai propri famigliari o conoscenti.
Dal punto di vista del paese ospitante si fa riferimento alle rimesse in uscita. Per l’Italia – che oggi conta circa 2,4 milioni di stranieri occupati (fonte Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) – queste ammontano a 8,2 miliardi di euro, valore cresciuto del 44,9% rispetto al 2017. Vi sono poi le rimesse in entrata, che corrispondono alla somma di denaro che gli individui spediscono dall’estero.
Sempre per quanto riguarda l’Italia, il saldo delle rimesse in entrata è negativo per diverse ragioni. Senz’altro una di queste è la maggiore capacità economica delle famiglie italiane rispetto alle famiglie da cui provengono gli immigrati. Ciò rende i nuclei italiani meno bisognosi di un reddito proveniente dalle rimesse.
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