«Nel territorio», criminalità organizzata in Lombardia

La presenza della criminalità organizzata in Lombardia non è certo una novità. Infatti, già a partire dagli anni 50’ si registra la presenza sul territorio di soggetti affiliati alle organizzazioni mafiose del Sud Italia, all’epoca appartenenti soprattutto a cosa nostra e ‘ndrangheta. In relazione a ciò, osservando la storia, è possibile individuare alcuni fattori determinati, primo fra tutti la grande crescita economica, che durante il Secondo Dopoguerra ha visto protagonista il Nord del Paese e che fin dall’inizio ha rappresentato terreno fertile per gli affari delle organizzazioni criminali, da sempre abili nello sfruttare a proprio vantaggio i cambiamenti economico-sociali. Accanto a ciò vi è l’ormai noto soggiorno obbligato. Nato con l’obiettivo di spezzare i legami tra i boss e i territori d’origine si è rivelato poi fallimentare sotto molti aspetti, tanto da facilitare il radicamento dei boss anche altrove. Questi, sfruttando i movimenti migratori che videro i contadini - tra la fine degli anni 50’ e l’inizio degli anni 60’- lasciare le campagne meridionali per fornire manodopera alle neonate industrie del Nord, spostarono i propri affiliati, ripristinando in Lombardia gli appoggi che avevano in terra natale, senza mai tagliare del tutto i legami con essa. Infine, a partire dagli anni 70’ e 80’, il settentrione, specialmente Milano, diventa centrale sia per il riciclaggio del denaro guadagnato illegalmente sia per gli investimenti a lungo termine. Ai clan non bastava più riscuotere il pizzo delle attività, ciò a cui puntavano era il loro possesso.

Malgrado per anni si è ignorato il problema dell’infiltrazione mafiosa al nord, le numerose inchieste portate avanti in Lombardia - e non solo - hanno riscontrato una forte presenza di varie organizzazioni, che, sebbene più silenziosamente rispetto al meridione, sono state comunque in grado di penetrare in qualsiasi campo economico.

Per fare il punto della situazione, lo scorso ottobre è stato presentato il report sul monitoraggio della presenza mafiosa sul territorio lombardo, redatto dall’osservatorio CROSS (L'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell'Università degli Studi di Milano) e da Polis Lombardia. Analizzando le singole province nel periodo 2018-2021, accanto ad un significativo ritorno di cosa nostra, è stata confermata la forte presenza della ‘ndrangheta, tanto che, si legge, alla luce dei fatti oggettivi, non appare affatto arbitrario considerare ormai la Lombardia la “seconda regione di ‘ndrangheta” d’Italia. I clan calabresi però puntano sempre più a nord. Per questo hanno intensificato il loro impegno nelle province di Varese, Como e Lecco, importanti varchi verso l’ambita Svizzera. Si segnala inoltre che i clan stanno a poco a poco abbandonando Milano, preferendo centri più piccoli, soprattutto nella provincia pavese. Si tratterrebbe di una ritirata strategica finalizzata a creare nuovi “fortini” meno controllabili ed espugnabili dalle forze dell’ordine.

I ricercatori concludono con una riflessione inerente alla capacità rigenerativa dei clan, per cui, scrivono, mai il concetto di “resilienza” è apparso al gruppo di ricerca tanto appropriato. Le strutture, gli interessi mafiosi si rimodellano di continuo di fronte alle pressioni sfavorevoli così come alle opportunità che le vicende locali o collettive offrono loro. Da ultimo, anche in questa sede si ricorda di fare attenzione ai finanziamenti post Covid-19 in arrivo, sottolineando anche che la mancanza di atti eclatanti non esclude una violenza “a bassa intensità”, in grado di mantenere comunque alto il livello di omertà sul territorio regionale.


Martedì 1 agosto 2023 in Commissione Antimafia è stato ascoltato il procuratore Marcello Viola che, assieme ai colleghi Alessandra Dolci e Paolo Storari, ha descritto il quadro sulla presenza delle organizzazioni criminali sul territorio milanese e, più in generale, in Lombardia.

Lombardia: «la regione italiana dove è più estesa e preoccupante la presenza delle mafie»
Lombardia: «la regione italiana dove è più estesa e preoccupante la presenza delle mafie». Con queste parole Marcello Viola, procuratore presso il Tribunale di Milano, apre l’audizione parlamentare in Commissione Antimafia.

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