PIL: “misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta”

Sul prodotto interno lordo (PIL) - indicatore economico utilizzato per quantificare i beni e i servizi prodotti per essere consumati all’interno di uno stato, in un dato periodo di tempo - si basano le principali politiche economiche del mondo. Seppur sia stato perfezionato nel corso del tempo, il PIL, ha da sempre suscitato riflessioni relative ai propri vantaggi e svantaggi. Questo soprattutto a partire dagli anni 80’ e 90’ del Novecento, quando, in concomitanza con le prime riflessioni relative al concetto di sviluppo economico, alcuni economisti iniziarono ad interrogarsi sull’incapacità del PIL di misurare in modo esaustivo il benessere collettivo.

Il limite più discusso concerne il fatto che il PIL quantifica l'accumulo e la produzione di ricchezza ma non la sua qualità, trascurando poi come i benefici della crescita economica si distribuiscono tra la popolazione. Nel complesso, poiché il PIL non distingue tra attività che contribuiscono al benessere collettivo da quelle che lo diminuiscono (ad esempio tiene conto esclusivamente delle transazioni in denaro, trascurando quelle a titolo gratuito; considera tutte le transazioni come positive, pertanto i proventi delle attività illecite non sono separate dai costi e benefici delle attività produttive), è stato evidenziato come Paesi con PIL simili possono avere al loro interno notevoli differenze in termini di distribuzione del reddito.

Pur non tralasciando i punti di forza di questo indicatore, misurando in modo sintetico e selettivo la performance economica, può essere fuorviante qualora lo si intenda come misura del benessere sociale1. Per questo si è cercato di sviluppare analisi multidimensionali capaci di includere elementi concernenti gli standard di vita delle persone, così da poter restituire un quadro più realistico di come gli individui realmente vivono.

Tra le varie proposte, quella più articolata e di maggior successo è il Capability Approach, elaborato dal premio Nobel Amartya Sen. Tale approccio mira al superamento del mero benessere materiale, includendo nell'analisi ciò che un individuo può fare ed essere, utilizzando le risorse a sua disposizione (funzionamenti) e le opportunità che egli ha di sfruttare quelle risorse per realizzare gli obiettivi che ritiene più opportuni (capacità).

Tale teoria ha portato alla creazione dello Human Development Index, un indicatore economico capace di valutare lo sviluppo a partire da una base di dati più ampia rispetto al semplice benessere economico, dal momento che vengono presi in esame fattori come l'aspettativa di vita, la disponibilità di acqua potabile e alimenti, l'accesso ai servizi sanitari e il grado di libertà politica. L'HDI è attualmente in uso dalle Nazioni Unite per l'elaborazione del Rapporto sullo Sviluppo Umano, che intende focalizzarsi più sulla ricchezza della vita umana che su quella economica, cercando di fornire alle persone una scelta più ampia di opportunità al fine di migliorare la loro qualità di vita.  

Al di là delle varie metodologie, ciò che conta è che gli indicatori economici costituiscono il principale strumento di feedback sui cui basare le politiche nazionali, in quanto definiscono i problemi, non solo economici, a cui la politica cerca di rispondere. Ma se gli indicatori di progresso economico sono obsoleti, allora ricorreremo continuamente a politiche che non possono avere successo perché non stanno affrontando il vero problema.


Fonti e altre letture:

  1. cit. https://eticaeconomia.it/oltre-il-pil-e-verso-il-benessere-per-politiche-piu-efficaci/#:~:text=Il PIL%2C misurando in modo,venga accompagnato da altri indicatori.